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Ultima modifica domenica 24 maggio 2020 18:01

L'infermiera di Bergamo:

Emergenza coronavirus Covid19 - Gli infermieri si raccontano - I puntata

fonte: https://www.italiassistenza.it/news/emergenza-corona-virus-covid-19-infermieri-si-racc/

La nostra casa oggi è più che mai il luogo in cui ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri, come persone, come pazienti, come professionisti della sanità. Il Covid-19 ha cambiato la quotidianità sia di chi riceve cure a domicilio già da anni che dei nuovi pazienti, ora assistiti nelle loro case e non più negli ospedali in lotta contro l'emergenza.

A loro, così come ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari che rendono possibile continuare ad erogare le terapie ai malati cronici, Italiassistenza vuole esprimere la propria vicinanza, dando voce a quei professionisti che sono diventati un punto di riferimento insostituibile per intere comunità.

Ospitiamo sul sito di Italiassistenza lo Speciale: "Gli infermieri si raccontano", la narrazione in 4 puntate dell'emergenza dal punto di vista di chi lavora a domicilio per Italiassistenza in diversi territori. Gli infermieri ci raccontano come è cambiata la loro vita professionale e il rapporto con il paziente al tempo del Coronavirus.

Partiamo da Bergamo, uno dei territori più colpiti.

Mara, infermiera che lavora a Bergamo e provincia: "I pazienti hanno paura e mi chiedono la verità. La fiducia reciproca è l'unico rimedio"

"Nell'ultimo mese il rapporto con i pazienti che seguo a domicilio è cambiato perché le persone hanno paura: sono loro per primi ad esigere le distanze di sicurezza. La gente è più diffidente, soprattutto verso gli operatori sanitari che svolgono un lavoro rischioso. Ecco perché per prima cosa bisogna costruire un rapporto di fiducia, soprattutto con i nuovi pazienti. Entriamo in casa in punta di piedi e utilizziamo tutti i dispositivi di protezione che abbiamo a disposizione.

Allo stesso tempo, però, c'è la ricerca di un altro tipo di vicinanza: le persone ci considerano sempre più un punto di riferimento e rivolgono a noi infermieri domande sulla situazione di emergenza, sui comportamenti giusti da seguire. Questo mi fa piacere, sono contenta di poter dare risposte precise e consigli, ma è anche un ruolo molto difficile nel territorio in cui lavoro.

Qui le persone vogliono sapere la verità, mi chiedono conferme. 'È vero che si muore di Coronavirus?' è una delle domande che mi fanno più di frequente. Cerco di dare risposte caute, senza creare allarmismi, ma i miei pazienti vedono i vicini di casa andare in ospedale e non tornare più. Cerco allora di rassicurarli comportandomi in un modo che loro riconoscono come 'normale', continuando a compiere le mie attività con il solito atteggiamento, per trasmettere un senso di normalità.

È importante inoltre non portare a lavoro le mie preoccupazioni personali: perché anche noi infermieri abbiamo una famiglia, anche noi possiamo avere paura. È una situazione nuova e c'è un senso di smarrimento anche nel mondo sanitario. Io personalmente ho curato anche pazienti con malattie infettive gravi, ma una pandemia è qualcosa che non ho mai affrontato.

Tuttavia, proprio la fiducia che ho nel rapporto con i pazienti, soprattutto quelli che seguo da anni, mi aiuta a continuare a svolgere il mio lavoro come sempre: io so che se ci sono situazioni a rischio sono i pazienti per primi a chiamare me e ad avvertirmi. Anche loro tutelano me. È un rapporto reciproco.

Anche la relazione con i colleghi è importante: ci sentiamo più spesso, ci confrontiamo. Avremmo bisogno di staccare un po' e non pensare al Coronavirus quando torniamo a casa, ma non si può. Anche i nostri parenti ci fanno domande. Il pensiero c'è sempre. Qui ogni famiglia ha perso qualcuno".

Chiamaci al numero +39 089 722594 Scrivici Stampa la paginaStampa la pagina
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