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Ultima modifica domenica 24 maggio 2020 18:02

Gli infermieri a domicilio in Campania: Sicurezza e dialogo con i pazienti per combattere il "nemico invisibile"

Emergenza coronavirus Covid19 - Gli infermieri si raccontano - IV puntata

fonte: https://www.italiassistenza.it/news/gli-infermieri-domicilio-campania-sicurezza/

Sicurezza e dialogo con i pazienti per combattere il "nemico invisibile"

Per la quarta puntata dello Speciale di Italiassistenza "Gli infermieri si raccontano", ospitiamo la testimonianza di due professionisti che lavorano a domicilio in Campania: Gabriele, un giovane infermiere che viaggia su tutto il territorio regionale e Vincenzo, un infermiere esperto che lavora a Napoli e dintorni e che ci spiega come sono cambiate le procedure.

Gabriele, l'infermiere campano: "Non possiamo avvicinarci al paziente. Ora le parole contano ancora di più"

"All'inizio molti pazienti erano timorosi. E la prima loro reazione, in seguito alla diffusione dell'epidemia in Italia, è stata quella di voler interrompere gli accessi domiciliari. Per rassicurarli però ho indossato calzari e dispositivi di protezione all'interno dell'abitazione. Mi ero infatti già premunito di dispositivi di protezione molto prima dei casi di contagio nel nostro Paese, perché seguivo la vicenda in Cina, quindi ho cercato di avere informazioni prima degli altri. Mi sono mosso per tempo. E questo mi ha permesso di farmi trovare pronto e di rassicurare i pazienti.

Il rapporto tra infermiere e paziente a domicilio è molto umano. Le persone ti raccontano le debolezze. Quello che ho notato è che i pazienti tendono a non parlare più della propria malattia, la loro attenzione è completamente rivolta alla pandemia, in modo ossessivo, soprattutto da parte degli anziani che si informano attraverso programmi televisivi che non fanno informazione in modo corretto. Spesso mi ritrovo a dover smontare fake news. Nonostante tutto, però, i pazienti sono preparati, hanno le mascherine, sanno come comportarsi. È cambiato però il modo di rapportarsi perché non ci può avvicinare, scambiarsi la mano. Adesso il dialogo è diventato più importante. Ascoltarli e dare delle risposte esatte, è fondamentale. Cerco anche di evitare di provocare stress ulteriore entrando nella loro quotidianità in modo flessibile, ad esempio adeguandomi ai loro orari. L'obiettivo della terapia a domicilio è anche cercare di fare in modo che il paziente non si senta più una persona malata. In questo senso il rapporto con l'infermiere è importante.

Chi ha già sofferto, a mio parere, ha una capacità maggiore di comprendere questa situazione di emergenza. E di apprezzare anche l'importanza di una terapia domiciliare. Qualche paziente mi ha detto che avrebbe sospeso la terapia se non ci fosse stata la possibilità di assistenza a casa. Per fortuna questa eventualità è stata evitata, anche grazie a nuovi programmi domiciliari che sono partiti con anticipo per far fronte all'emergenza".

Vincenzo, l'infermiere di Napoli: "Professionalità e prevenzione per lavorare in sicurezza"

"Gli ospedali stanno cercando di domiciliare ulteriormente i pazienti. Oggi, quindi, il nostro operato ha più valore e possiamo utilizzare i nostri punti di forza: professionalità e sicurezza. Il nostro modo di lavorare è cambiato: c'è una maggiore attenzione alla prevenzione del rischio, maggiore oculatezza, precisione estrema nelle varie procedure. Non ci si può permettere di fare errori. Oltre ai guanti, adesso indossiamo camici e mascherine. I lavaggi delle mani con soluzioni alcoliche sono più frequenti. E lo stesso paziente viene messo in condizioni di sicurezza: viene dotato di camice e mascherina. Dedichiamo un'area della casa alla somministrazione della terapia. E viene chiesto alla famiglia di non accedere a quest'area. In alcuni casi, con pazienti immunodepressi o con comorbidità, mi adopero nell'indossare anche la tuta anticontaminazione. Ci attrezziamo con estrema attenzione. La cosa viene ben recepita dai pazienti. Prima di recarci telefoniamo per capire se sta bene e ha avuto contatto a rischio o se ci sono situazioni rischiose nel nucleo familiare. Si fa un'indagine a scopo preventivo.

C'è poi un aspetto psicologico da gestire. Il virus fa paura perché colpisce tutti, non c'è una fascia di età che si possa escludere. Io lo chiamo "il nemico invisibile".

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